Pussy Riot

ovvero pezzi di ghiaccio in cui brucia una fiamma

Pussy Riot è un collettivo di rivolta punk rock russo, femminista e impegnato nella difesa dei diritti LGBTQ+. Sono conosciute per la loro politica anti Putin e agiscono sotto rigoroso anonimato

E magari fossero rimaste anonime, che a cercare i loro nomi di battesimo su Google uno perde la vista prima di capire come scriverli.

Partiamo dalle origini. Nel 2011 Pussy Riot conta 11 membri comprese Nadězda Tolokonnikova (Nadia), Marija Alëchina (Maria), e Ekaterina Samucevič (Caterina).

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Calibro 35

Se mi spari ti sposo (il primo album non si scorda mai)

Metti una sera a cena, inverno 2008.

L’atmosfera è romantica, il menù ricercato: tagliatelle con ragù alla Luis Bacalov, lepre in salmì, contorni dall’orto di Ennio Morricone e una bottiglia di rosso del 1972.

Non fai in tempo a chiederti se da quella bottiglia impolverata esca qualcosa di buono che parte il primo colpo, Italia a Mano armata.
E subito capisci che difendersi non ha molto senso.

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Sia (Furler), quella del lampadario

sia chandelier

Guardavo le foto della gente su Instagram e sembrava che tutti fossero dal dentista

Sia è un fenomeno Pop. È quella che canta con un finto bob platinato e cappellone incorporato, e ogni tanto si esibisce dando il fianco o le spalle al pubblico.

È autrice di testi conosciuta tra le star americane diventate famose a colpi di Umbrella, passa la maggior parte del tempo seduta sul divano coi suoi cani a scrivere e se le va bene spedisce tutto e guadagna milioni.

Ma capita pure che le rifiutino le canzoni così lei, ecologista convinta, le ricicla ci fa un album e guadagna comunque milioni. 

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