Elena Atzori

Molecole & pellicole

 

Classe 1988, Elena Atzori è nata a Vercelli ma si sente sarda fino al midollo.

Dopo aver vissuto alcuni anni in Sardegna si è trasferita a Roma, dove vive e lavora come farmacista e dove ha portato la passione per la fotografia scoperta da giovanissima.

L’arte di catturare il momento nasce quasi per caso e va a braccetto con la chimica e la ricerca analitica, gli stessi aspetti che ritroviamo nelle istantanee di Elena: visitando il suo profilo Instagram vi renderete conto di come convivono analogico e digitale, dell’equilibrio costante tra arte e trasgressione, bellezza e imperfezione presente nelle sue Polaroid soprattutto quando fotografa il corpo femminile, il suo soggetto preferito.

Oltre ai dettagli più intimi del corpo c’è lo sguardo agli ambienti interni e al mondo circostante, fatto di musica e moda, di qualche scorcio romano e di quotidianità.

Elena utilizza i colori, ma per il suo libro fotografico ha scelto la tradizione del bianco e nero.
TETTE (2016), prodotto da punto / metallico e distribuito da Aalphabet in 100 copie limitate, ha un contenuto che parla da solo eppure l’abbiamo contattata per farle qualche domanda e sapere qualcosa in più su di lei.

 

Ciao Elena. Sei una farmacista di professione e una fotografa per amore. È per questo che hai chiamato il tuo sito RNApolimerasi?

L’ho chiamato così perché rispecchia due lati caratteristici di me fin da quando ero piccola, ossia l’amore per le scienze e l’amore per l’arte.

Fotografi molte bellezze particolari maschili e femminili, 
tra i tuoi soggetti ci sono anche gli edifici e le piante, la tua passione. 

Mi piace fotografare edifici perché sono le uniche fotografie dove nelle geometrie cerco la precisione, mentre con le persone sono molto confusionaria e rozza.

Le piante come hai detto tu sono la mia passione, mi fanno stare bene e infondono calma, pace e aria di casa.
Dove posso cerco sempre di inserirle nelle fotografie che scatto sia per una questione meramente estetica sia per trasmettere un’atmosfera rilassata, appunto di casa.

Come ti prepari prima di una sessione fotografica?

Non mi preparo e lascio tutto al caso.
Ho scoperto che sono molto più soddisfatta del lavoro finito quando mi comporto così, rispetto ai set fotografici preparati a tavolino che talvolta si sono resi necessari.

TETTE è il tuo primo libro fotografico, dedicato ad una parte importante del corpo della donna. 
Quando è nata l’idea di realizzarlo?

Per caso. C’è stato un periodo in cui scattavo parecchie foto di nudo femminile e un particolare su cui mi sono sempre soffermata erano appunto, senza girarci troppo intorno, le tette.

Il perché non te lo saprei ben spiegare, forse perché sono comunque uno dei tratti caratterizzanti del mondo femminile e perché vengono costantemente e inspiegabilmente demonizzate dalla censura o semplicemente perché sono belle.
Fatto sta che mi sono ritrovata con un discreto gruzzolo di fotografie e ho deciso di farne una piccola raccolta intitolandola con il suo effettivo contenuto, TETTE.

Ho letto che sei un’appassionata di fumetti.

Sì ma non ne leggo abbastanza e l’ultimo che ho letto è stato Persepolis, bellissimo. Però in realtà mi piaceva tanto disegnarli e mi piacerebbe rifarlo, ma vai a trovare il tempo.

 

Anche se non ha ancora trovato il tempo per disegnare, nel 2015 ha realizzato la mostra #inkedolls al Tattoo Bookshop Uroboro di Roma, nel quartiere del Pigneto. La maggior parte delle sue modelle ha il corpo tatuato, chi più chi meno; tra le tante finite davanti all’obiettivo c’è Eden Von Helle, nome d’arte dell’italianissima Micol Di Segni pugile professionista e modella per le Suicide Girls.

Oltre a Micol e Bloody Betty Elena ha fotografato anche Gaia Galizia, appassionata di moda con un diploma in sartoria professionale e concorrente nell’edizione 2013 di X Factor. Gaia ci ha colpito perché è l’incarnazione dell’androginia, con quel tocco di femminilità naturale che Elena cattura da dietro l’obiettivo.

Il suo intento è proprio quello di sfatare il mito sull’esistenza di una versione maschile o femminile del nudo, che vorrebbe incastrare i soggetti dell’immagine nel binomio sguardo fotografico/genere sessuale. E secondo noi c’è riuscita.

Per apprezzare le sue foto in formato di qualità potete andare direttamente su RNApolimerasi.

 

 

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