(fanculopensiero)

Non credo di conoscere nessuno fortunato come me

Un libro non si giudica dalla copertina. Nemmeno dal titolo, se proprio vogliamo pignoleggiare.

A volte è necessario aprirlo e sfogliare le prime pagine per scoprire che il Principio d’Innamoramento ci stava già osservando compiaciuto, seduto su una poltroncina della libreria pronto a godersi quel tipo di spettacolo che tocca a tutti più volte nella vita: faccia uno fingi annoiata perplessità, faccia due resti stupito, faccia tre chiudi il libro e apri il portafogli (l’ordine e la tempistica di queste ultime due azioni è variabile).

Quindi, la Crisi. (fanculopensiero) lo leggi perché puzza di crisi, una di quelle crisi esistenziali che rischia di passare inosservata tanto il risultato su carta stampata sembra naturale.

E tutto per merito di uno che nel giugno 2001 conosce a malapena la lingua italiana, ma conosce molto bene i trucchi per diventare l’affarista di successo di un Paese disperato al servizio di persone ricche che buttano i soldi dalle finestre delle loro case ancora più ricche.

Maksim Cristan è come un grande amico che sparisce senza dirti niente. Prende un treno per Milano e ciao, non torno più in Croazia. Ti preoccupi per lui ti chiedi cos’è successo, miodio forse ha rotto i maroni alla gente sbagliata e sta scappando per non morire, diamine c’aveva tutto come si permette quel pirla di non essere grato alla vita, porcamiseria l’ultima volta che siamo andati a cena fuori ero spiantato e m’ha pagato tutto, sono un amico di merda è colpa mia.

Ti accorgi subito, però, che lui è la voce di una qualche tua coscienza sepolta, dato che ne abbiamo tutti una fa parte dell’equipaggiamento in dotazione. Solo che la trascuriamo, ce ne dimentichiamo.

Una volta fatta questa scoperta sei davvero pronto a lasciarti raccontare – è seriamente divertente – di come nemmeno Maksim capisca la funzione della sua, di coscienza.

È Lei la colpevole. A un certo punto si secca e gli tira la giacchetta così forte che si strappa. E Maksim si ritrova in piena paralisi: tronco, testa, braccia, gambe, tutto coinvolto in quello che potremmo definire un vero e proprio attacco di coscienza. 

E allora, tra vedere e non vedere, decide di portarsela a spasso per Milano. Va con lei al parco, nelle piazze e alle poste, la fa dormire dove capita, le compra carta e penna e ogni tanto un po’ di cibo. Due barboni senza capanna.

La loro salvezza passa da una Bic, dalla voglia incontrollata di scrivere e da un senso strano di felicità contagiosa perché

L’uomo si annoia del piacere ricevuto preferendo, di gran lunga, quello che riesce a conquistare” (Émile-Auguste Chartier)

Ma tu sei pur sempre suo amico e ti preoccupi, ti viene l’ansia per questo scellerato di Maksim. A tratti vorresti portargli dei vestiti puliti e del cibo appena uscito da una pentola, vorresti regalargli la tua doccia (sì, la puoi tenere), gli diresti ti tolgo io dalla strada ma cosa mi combini al freddo e al gelo, non lo sai che l’inverno di Milano è peggio della scabbia, dello scorbuto e della tubercolosi messi insieme?

Poi continui a leggere e ti ricordi che ormai siamo entrati negli anni 2000, lo stargate della crisi globale del lavoro e dei rapporti. E diventi quasi geloso delle conoscenze brillanti che fa per strada, della libertà con cui ne parla, di come si fida degli sconosciuti, di come questi sono generosi con lui di cosa pensa e di quello che scrive nelle sue interminabili maratone (= stato significante simile all’esperienza mistica che investe il corpo la mente e l’anima, complice lo stomaco abitato da metà panino al prosciutto e formaggio).

Certo è dura improvvisarsi scrittore. Figuriamoci barbone con coscienza al seguito.
Ci vuole pelo sullo stomaco e la sacrosanta volontà (= follia) di abbandonare “cose” che non funzionano più. Butti via i vestiti troppo stretti e in attesa di rifarti il guardaroba provi l’ebrezza di andare in giro seminudo.

Alla Siddharta, per intenderci, quello di Hermann Hesse.

Siddharta scopre un nuovo mondo immerso nella natura (più o meno), esattamente come Maksim e San Francesco si spara un’overdose di solitudine interiore e povertà. Il senso della loro scelta inizia dalla crisi e arriva alle persone, quelle vere le uniche in grado di farti viaggiare e restituire uno sguardo più autentico su di te (sportellate in faccia incluse).

Nel caso di Maksim non parli con fratello sole e sorella luna ma con le statue e gli artisti di strada, in testa la precitata parola: salvezza. E lui, che c’ha pure il gran culo di somigliare a Gesù di Nazareth, si evita la crocifissione e inizia a scrivere.

Quindi: (fanculopensiero) è un concentrato moderno di solidarietà, valori da riorganizzare, fiducia, passione per la letteratura e per la musica. Queste non sono le classiche baggianate che si dicono per descrivere un romanzo dei nostri tempi. Sono le boe di salvataggio del protagonista e di molti di noi, che corriamo senza sosta alla ricerca dell’uscita di sicurezza e quando ci capita in mano il libro giusto al momento giusto come dei poveri fessi ci ricordiamo che non siamo mai soli.

E che tanto prima o poi la coscienza ti chiede di pagarle gli alimenti e lì sta a ognuno di noi decidere quando e come.

Ora fermatevi, smettete per un attimo di fare quello che state facendo, appoggiate per terra questo libro e chiedetevi: “Cos’è che in questo momento vorrei fare più di ogni altra cosa?”.
E fatelo.

Maksim fa tutto quello che vorresti avere il coraggio di fare anche tu, in modo un po’ drastico è vero ma lui è lui e tu sei tu. E lo sappiamo che sarà capitato, almeno una volta, di sentirci immersi fino al collo nel cemento a presa rapida, tant’évvero iddio che in questa condizione è ancora più difficile girare la testa ma in fin dei conti non è proprio un peccato, se questo t’impedisce di farlo perché stai guardando solo al passato.

Quindi. Viva Maksim.
E (fanculotutto).

 

Lascia un commento