Sia (Furler), quella del lampadario

Guardavo le foto della gente su Instagram e sembrava che tutti fossero dal dentista

Sia è un fenomeno Pop. È quella che canta con un finto bob platinato e cappellone incorporato, e ogni tanto si esibisce dando il fianco o le spalle al pubblico.

È autrice di testi conosciuta tra le star americane diventate famose a colpi di Umbrella, passa la maggior parte del tempo seduta sul divano coi suoi cani a scrivere e se le va bene spedisce tutto e guadagna milioni.

Ma capita pure che le rifiutino le canzoni così lei, ecologista convinta, le ricicla ci fa un album e guadagna comunque milioni. 

Io sta Sia non la conoscevo fino a qualche tempo fa. Durante le mie incursioni al supermercato sentivo la voce di una che diceva di voler ondeggiare appesa a un lampadario e onestamente (sacchetto di cetrioli alla mano) pensavo sai che profondità, sarà l’ennesima cantantina dell’ennesimo tormentone.

Qualche tempo dopo ecco che esce il video del lampadario.
La premessa è: per superare il successo di un tormentone, ne devi creare un altro.

La clip inizia con una ragazzina androgina d’età indefinibile, body color carne occhioni sbarrati e un finto bob platinato. Si muove come un’anguilla in quello che pare l’ingresso di una casa abbandonata e la camera la segue senza staccarsi in tutte le altre stanze, tra buio e luce che si alternano, passi di danza degni di una ballerina navigata e gesti che ricordano quelli delle scimmie.

Era dai favolosi anni ’90 che non rimanevo attaccata così ad un video musicale dove, chiariamoci, per quasi quattro minuti c’è solo una persona che balla, muri sporchi ritratti e fogli con disegni di bambini.

Risultato: un grande successo, varie parodie e pure qualche critica per aver messo sullo schermo una minorenne con la mutanda sgambata.
Nessun effetto speciale a parte la semplicità e un pelino di crudezza, cioè gli ingredienti speciali che hanno fatto parte della vita di Sia.

 

Ero una cantante, lo sono stata per dieci, undici anni e avevo un mediocre successo. Ero alcolizzata e drogata, mi sono ripulita e ho deciso che non volevo più essere un artista perché quando ho iniziato a essere un pochino famosa è diventato stancante, per tanti motivi. Così mi sono chiesta: “Cosa non esiste in questo momento nella musica Pop?”. Ed era un mistero, voglio dire …guardavo le foto della gente su Instagram e sembrava che tutti fossero dal dentista” (Sia, Carpool with James Corden)

 

Sia non nasconde di aver avuto una vita complicata, dal dentista proprio non ci vuole andare così decide di travestirsi, si sdoppia crea una piccola copia adolescente che mima lei e i suoi versi.
Non a caso l’album di cui fa parte Chandelier s’intitola 1000 Forms of Fearun bello schiaffo agli effetti del voyeurismo costante a cui ci sottoponiamo noi umani e una bella sfida all’evoluzione del music business, dove al talento incerto si affianca spesso la costruzione di un’immagine che di artistico sotto sotto ha poco.

Invece Sia il talento ce l’ha, non vuole rinunciare alla sua creatività ma soprattutto non vuole dare la sua vita privata in pasto al primo che passa.

Il fatto che dica in modo brutale la verità su di sé è uno dei motivi principali per cui volerle bene, perché a trasformare le fragilità nell’essenza del fare mica son tutti bravi.

Vedi il suo rifiuto di promuovere il disco e il divieto di farsi fotografare come altre star, che “se metto su qualche chilo e la gente inizia a farmi a pezzi io so che ci rimarrei male, ne soffrirei“. Reale.

Reale e disarmante al punto che con una così ti ci senti quasi amico e ne percepisci tutta l’ironia (e poi Sia crede negli alieni, il che la rende automaticamente simpatica).

La nostra biondona ha portato qualcosa di nuovo nella musica Pop come la conosciamo oggi e lo ha fatto usando niente meno che una parrucca, cosa che fa davvero molto Pop se pensiamo che la parrucca la portava Andy Warhol, il papà della Pop Art. E che pure lui scherzava sulle sue sfighe, le insicurezze e la fama essendo spesso criticato o additato come superficiale.

Può essere (davvero) superficiale uno che predice quindici minuti di celebrità per ogni essere umano? Considerate le grosse trasformazioni mediatiche degli ultimi dieci anni #ancheno.
E manco Sia è superficiale.

Certo non è una poetessa intellettuale alla Kate Bush né tantomeno una darkettona alla PJ Harvey ma poco ce ne importa se fa quello che le piace, ha stile nel vestire e pure molti fan tra la comunità LGBT, senza forzature fashioniste e marchette a profusione.

L’altro motivo per cui la premiamo è perché nelle sue esibizioni è riuscita a dare la giusta importanza alla Danza con la d maiuscola (Maggie, la ragazzina, è sconvolgente), e proporre un lavoro dove le arti dialogano tra loro, come nella migliore tradizione Pop.

A proposito di arti e sdoppiamenti: siccome una bambina non le bastava, qui ne prende qualcuna in più moltiplicando il suo omaggio all’innocenza e al white cube, il contenitore dove tutta l’arte può stare (corpi compresi).

 

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