Starlet

Storia di due donne e un cane

Se non vi piacciono le bionde (le donne, non le birre), Starlet vi farà cambiare idea.

Jane ha ventun anni e vive in California in un appartamento condiviso con una coppia di amici, Mickey e Melissa.
La sua vita inizia in sordina, una dormita un prelievo di sangue e una tappa ai mercatini allestiti nei giardini delle case.

Mentre fruga tra le cianfrusaglie di un’anziana signora scova un thermos e se lo porta a casa, convinta di trasformarlo da urna per ceneri in vaso di fiori.

Da qui in poi la vita di Jane viene stravolta o,meglio, a stravolgerla sarà il contenuto del thermos blu, il primo simbolo del legame con Sadie.

Le due donne iniziano a conoscersi in modo strampalato: alle resistenze di Sadie risponde l’ostinata presenza di Jane, che le piomba letteralmente in casa con mille domande o si fa trovare in tutti i luoghi di vita frequentati (vedi il supermercato e, soprattutto, quello strano posto del Bingo).

Cosa fai per divertirti? Voglio dire, io esco con gli amici, vado a ballare…cose così“.
Gioco al Bingo tutti i sabati. È questa la tua idea di divertimento?!

Nella prima parte del film il regista Sean Baker gioca molto con la differenza di età tra le due e i risvolti tragicomici provocati dalla diffidenza di Sadie, tanto insospettita dalla disponibilità di Jane da usare su di lei lo spray al peperoncino.

Progressivamente capiamo che il fulcro dell’attenzione tocca i grandi temi della solitudine e dell’amicizia, compresa quella tra Jane e i suoi coinquilini, attraverso un racconto dal ritmo lento e inquadrature piene di silenzi alternate al altre fuori fuoco, da “flusso emotivo”.

A scuotere tutto arriva la scena col bollino rosso: Jane tira avanti la carretta facendo la pornostar della porta accanto, e insieme a lei fanno parte di quel mondo pure Mickey e Melissa (loro sono più da sgabuzzino).

La naturalezza con cui Sean Baker propone la scena porno racchiude molte chiavi di lettura dell’intero film. La telecamera segue Jane durante la sua giornata, dall’arrivo al trucco e parrucco, le presentazioni col partner e la preparazione del set da parte della troupe.
Poco prima di girare il film nel film, Jane è la protagonista di un lungo primo piano che la rende esterna a tutto il resto, e se da un lato questo suggerisce la sua “lontananza” dall’altro mette in evidenza il modo con cui il regista ha scelto di trattare la questione pornoattrice: presentarla per quello che è, lo svolgimento di una professione.

Il realismo di Baker è estremo; il sesso tra i due attori non è volgare ma fa sentire imbarazzati e rende ancora più evidenti le dinamiche umane che stanno dietro alla realizzazione di un prodotto commerciale.

Quello del giovane regista è uno sguardo da testimone attento ai cambiamenti vissuti dal mondo della pornografia negli ultimi vent’anni, fatto (anche) di persone convinte della loro scelta e desiderose di auto-sghettizzarsi.
Lo confermano i cameo di alcune vere pornostar, una su tutti Asa Akira a cui, non a caso, fa recitare una barzelletta (o almeno ci prova).

      Femme qui tire son bas, 1894

 

Lo stesso sguardo da testimone della sua epoca ce l’aveva Toulouse-Lautrec, artista francese un po’ pazzo e come molti artisti francesi di fine Ottocento un po’ pazzi era uno che amava frequentare i bordelli.

Amico di prostitute e ballerine, Lautrec è stato abile nel riproporre la vita di molte donne attraverso studi e schizzi dal vero trascurando ogni tipo di giudizio morale.

L’artista e il regista descrivono i loro personaggi dai contorni marcati ma mai definitivi e i colori degli studi di Lautrec ricordano le tinte pastello di molte sequenze di Starlet, che più si avvicina alla fine più spoglia ogni attore dei propri segreti e mette a confronto la qualità di due amicizie al femminile, quella tra Jane e Sadie e tra la prima e Melissa, sua coetanea.

 

 

A legare davvero le tre donne ci sono due maschi: il cagnolino Starlet, compagno di avventure di Jane e Mickey, un buffone capace, sotto sotto, di essere anche un mediatore.

Un cast ben amalgamato per una regia in grado di sfruttare al massimo la spontaneità delle due protagoniste, due attrici alla prima esperienza. Drew Hemingway (Jane), pronipote della vecchia spugna Ernst e modella nella vita reale, e Besedka Johnson (Sadie), esordiente alla tenera età di 85 anni, sono riuscite ad interpretare e tradurre la passione sfrenata di Sean Baker per le “sottoculture”, intento ancora più evidente nel successivo lungometraggio Tangerine (2015).

Starlet stupisce, come stupisce la leggerezza del regista nell’indagare alcuni stereotipi americani (in particolare il Bingo) e farli diventare metafore dei piccoli grandi drammi della vita quotidiana.

In un marasma di relazioni incasinate, ambizioni poco ambiziose e e nuovi rapporti su cui scommettere senza troppi pregiudizi, la scelta di intitolare il film col nome del cane suona come un invito a lasciarci guidare dall’istinto (o qualsiasi cosa gli si avvicini), e a viverci quello che continua a tornare, come recita il titolo della Chicca che spicca usata nel bellissimo (e commovente) finale.

 

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